Briganti si diventa : Quaderno 24 - Cinquantadue donne prima di lei: la ballata più inquietante di Nigra

 

La cinquantatreesima donna disse no: l’eroina di Costantino Nigra

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Cinquantadue donne hanno già percorso quella strada.
Lei dovrebbe essere la cinquantatreesima.
L’uomo pensa di conoscere il finale. La giovane, invece, ha appena compreso ciò che la attende.
Non grida. Non fugge. Non lo affronta immediatamente.
Osserva. Aspetta. Elabora una strategia.
Ed è proprio in quell’istante che la vittima designata comincia a trasformarsi nell’eroina della storia.

Una ballata che va oltre la sua trama

“Un’eroina”, n. 13 dei Canti popolari del Piemonte di Costantino Nigra, non è soltanto il racconto di una giovane minacciata da un assassino.
Per Viva Nigra la ballata diventa un punto di partenza.
Clemente Ernesto De Martino e Francesco Barresi scelgono di leggerla attraverso più prospettive: storia, musica, antropologia, sociologia, psicologia, neuroscienze, tradizione orale e cultura europea.
La domanda non è soltanto: che cosa racconta questa ballata?
Ma anche: perché è stata ricordata, cantata e trasmessa per generazioni?

La Monferrina comprende il pericolo

Nella versione pubblicata da Nigra, il figlio di un conte chiede in sposa una giovane Monferrina.
Dopo il matrimonio comincia il viaggio.
A un certo punto l’uomo le mostra un castello e le rivela che vi ha già condotto cinquantadue donne, tutte destinate alla morte.
Lei dovrebbe essere la prossima.
Ma la giovane non reagisce impulsivamente.
Con un pretesto riesce a farsi consegnare la spada.
Ed è qui che cambia tutto.
Non cambia soltanto il possesso dell’arma.
Cambia il rapporto di potere.

Prima dell’azione viene la comprensione

Il passaggio più interessante della ballata non è necessariamente quello dell’uccisione.
È ciò che accade prima.
La protagonista osserva.
Comprende.
Valuta.
Elabora una strategia.
La forza della Monferrina non è soltanto fisica.
È soprattutto cognitiva.
La ballata mette in scena, con una sorprendente semplicità narrativa, qualcosa che ancora oggi riconosciamo facilmente: la capacità di modificare il comportamento quando emerge una minaccia.

Psicologia e neuroscienze, senza forzature

Non avrebbe senso diagnosticare un personaggio della tradizione orale con categorie psicologiche contemporanee.
Possiamo però osservare che la storia descrive processi universali: attenzione, percezione del pericolo, controllo della risposta immediata, decisione e azione.
Anche le neuroscienze possono offrire una chiave di lettura prudente.
La risposta alla minaccia coinvolge sistemi complessi legati alla memoria, all’attenzione, alla valutazione del contesto e alla regolazione dell’azione.
La ballata non conosce questi termini scientifici.
Ma conosce bene il comportamento umano.

La spada cambia significato

All’inizio la spada appartiene all’uomo.
È minaccia e potere.
Quando passa nelle mani della donna cambia funzione.
Lo strumento destinato alla sua morte diventa ciò che permette di impedirla.
Anche il paesaggio cambia significato.
Il castello non è più una destinazione.
Diventa il luogo nel quale sono scomparse le donne precedenti.
La strada non porta più verso una nuova vita.
Porta verso il pericolo
.

Una storia europea

“Un’eroina” non appartiene soltanto al Piemonte.
La sua struttura narrativa compare in numerose tradizioni europee.
Tra i confronti più importanti troviamo “Lady Isabel and the Elf Knight”, nella tradizione anglo-scozzese, e “Heer Halewijn”, nell’area fiamminga e neerlandese.
In queste storie ricorre un elemento fondamentale:
una giovane viene condotta verso la morte da un uomo che ha già ucciso altre donne.
Ma riesce a ingannarlo.
E sopravvive.

Le versioni cambiano.
Cambiano i nomi.
Cambiano i luoghi.
Cambiano i dettagli.
Ma il nucleo narrativo rimane sorprendentemente riconoscibile.

Circa 650 versioni

L’Archivio Provinciale della Tradizione Orale, richiamando gli studi di Roberto Leydi, segnala circa 650 versioni edite appartenenti a questa famiglia narrativa, delle quali circa cinquanta italiane.
Non si tratta di un censimento aggiornato al presente, ma di un dato storico bibliografico.
Rimane però evidente la straordinaria diffusione della ballata.
Una storia piemontese entra così in dialogo con una grande memoria europea.

Come viaggiavano le ballate?

Le storie potevano attraversare territori grazie alle persone.
Soldati.
Migranti.
Lavoratori stagionali.
Cantori.
Musicisti itineranti.
Fiere.
Mercati.

Fogli volanti.

La tradizione britannica documenta anche la diffusione di versioni simili attraverso i broadside, fogli popolari stampati e venduti a basso costo.
Per la specifica versione piemontese di Nigra, invece, non esistono prove sufficienti per attribuirne direttamente la diffusione ai cantastorie o ai musicisti ambulanti.
È una possibilità storicamente plausibile, ma non ancora documentata.

Dal testo alla voce

La ballata non rimase soltanto sulla pagina.
Nel Novecento la ricerca etnomusicologica ha restituito anche la voce.
Tra le testimonianze più importanti troviamo Teresa Viarengo, registrata ad Asti nel 1964.
Un’altra versione venne raccolta nel 1988 presso la famiglia Chiono a Preparetto di Castellamonte.
Per Viva Nigra questo dato è particolarmente significativo.
La ballata torna nel Canavese.
Dal testo scritto si passa alla voce reale delle persone che hanno continuato a cantarla.

Musica e memoria

Perché una storia cantata può attraversare i secoli?
La musica organizza il tempo.
Crea ripetizioni.
Costruisce aspettative.
Aiuta a ricordare.
Ma la memoria della ballata non è soltanto individuale.
È sociale.

Qualcuno canta.
Qualcuno ascolta.
Qualcuno ricorda.
Qualcuno modifica.
Qualcuno trasmette nuovamente.
La tradizione orale vive in questo passaggio continuo
.

Dal canto al teatro

Il motivo del predatore di donne compare anche nel teatro europeo attraverso Barbablù.
Nel 1866 Jacques Offenbach portò “Barbe-Bleue” sulle scene parigine.
Questo non dimostra un rapporto diretto con “Un’eroina”.
Mostra però come, nello stesso Ottocento in cui Nigra raccoglieva le ballate popolari, temi simili circolassero contemporaneamente nel canto, nella letteratura e nel teatro.

Burattini e marionette

Anche il teatro di figura documenta la fortuna di Barbablù.
Esistono copioni e spettacoli per marionette dedicati a questa storia.
Ma è importante non forzare le fonti.
Barbablù nel teatro di figura è documentato.
Un adattamento diretto della ballata n. 13 di Nigra per burattini o marionette, invece, non risulta documentato.

Nigra, il Risorgimento e le voci popolari

Costantino Nigra non appartiene soltanto alla storia della cultura popolare.
È anche una figura centrale del Risorgimento e della diplomazia italiana.
Questo rende ancora più interessante il suo lavoro sui canti.
Mentre l’Italia costruiva la propria identità politica, Nigra raccoglieva un’altra forma di identità.
Quella delle voci.
Dialetti.
Canti.
Racconti.
Memorie.
Le persone che cantavano queste ballate non pensavano di essere fonti storiche.

Eppure lo sono diventate.

Una donna che cambia il proprio destino

Sarebbe sbagliato definire automaticamente la Monferrina una figura femminista in senso contemporaneo.
Sarebbe un anacronismo.
Ma sarebbe altrettanto sbagliato ignorare ciò che accade nella storia.
Lei osserva.
Comprende.
Decide.
Agisce.

Non aspetta che qualcuno venga a salvarla.
La ballata le concede qualcosa di straordinario:
la possibilità di modificare il proprio destino narrativo.

Perché continua a parlarci?

Forse perché il meccanismo è ancora universale.
Qualcuno pensa di avere tutto il potere.
Qualcun altro sembra non averne.
Poi qualcosa cambia.
Arriva un’informazione.
La persona apparentemente più debole comprende ciò che l’altra non ha previsto.
E il rapporto si rovescia.

Viva Nigra: oltre la ballata

È questo il senso del lavoro di Clemente Ernesto De Martino e Francesco Barresi.
Viva Nigra non vuole semplicemente recuperare antiche canzoni.
Vuole rimetterle in movimento.
Ogni ballata diventa un documento da osservare attraverso storia, musica, antropologia, psicologia, neuroscienze, teatro, società e memoria.
Perché una ballata non è soltanto ciò che racconta.
È anche chi l’ha cantata.
Chi l’ha ascoltata.
Chi l’ha trasformata.

E chi continua ancora oggi a interrogarla.
Cinquantadue donne hanno già percorso quella strada.
Lei dovrebbe essere la cinquantatreesima.
Ma ascolta.
Comprende.
Elabora una strategia.
E cambia il finale.
Forse è proprio per questo che “Un’eroina” continua ancora oggi a parlare di noi.

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