Costantino Nigra : Quaderno 19 - O Maria, bela Maria: amore, veleno e tradimento in una ballata piemontese

 

Un serpente, un bicchiere di vino e un tradimento: la storia di Donna Lombarda

                                        https://youtu.be/vEljd2jZSWQ?si=Mniq9Obr4W9JQju8

                                       https://youtu.be/w4_RtAzFYrk?si=pxXH5rQ6tILtz15F

Ci sono canzoni che durano qualche stagione e altre che attraversano i secoli.

Donna Lombarda appartiene alla seconda categoria.

Nel Canavese la ritroviamo anche nella variante “O Maria, bela Maria”: una storia essenziale e drammatica, costruita attorno a pochi elementi — una donna, un seduttore, un marito, un serpente e un bicchiere di vino avvelenato.

Ma perché una vicenda così antica è riuscita a sopravvivere nella memoria popolare?

Costantino Nigra e le voci che salvarono le storie

Nel 1888 Costantino Nigra pubblicò i Canti popolari del Piemonte, risultato di un lavoro di raccolta e confronto iniziato molti anni prima.

Nigra comprese che le canzoni popolari non erano semplicemente intrattenimento. Erano documenti attraverso i quali osservare la lingua, i rapporti sociali, le paure e l'immaginario delle comunità.

Donna Lombarda rappresenta uno dei casi più celebri.

Nigra avanzò l'ipotesi che dietro la donna avvelenatrice potesse sopravvivere un'eco dell'antica vicenda longobarda di Rosmunda. È un'interpretazione affascinante, ma non una certezza storica: studiosi successivi, fra cui Roberto Leydi, hanno invitato a maggiore prudenza.

Una storia costruita per essere ricordata

La trama procede rapidamente.

Un uomo seduce una donna sposata e la invita a liberarsi del marito. Il veleno viene ricavato da un serpente e mescolato al vino. Il marito scopre l'inganno e la responsabilità della donna viene smascherata.

Non servono lunghe descrizioni.

Sono sufficienti il serpente, il vino, il bicchiere, l'orto e la credenza.

Oggetti della vita quotidiana diventano elementi di una tragedia. Il pericolo non arriva da un luogo lontano: entra nella casa e si nasconde in un gesto apparentemente innocente, quello di offrire da bere.

“O Maria, bela Maria”

Nella tradizione orale una canzone non rimane immobile.

Cambiano parole, nomi, pronunce, melodie e talvolta persino il finale. La variante canavesana “O Maria, bela Maria” porta la protagonista ancora più vicino all'ascoltatore dandole un nome.

Anche le ripetizioni hanno una funzione precisa.

Espressioni reiterate come “O Maria, bela Maria” non sono imperfezioni linguistiche: aiutano il canto, la memoria e la partecipazione collettiva.

Non esiste una sola Donna Lombarda

Non possiamo immaginare questa ballata come una moderna canzone con un testo e una melodia definitivi.

La trasmissione orale ha prodotto melodie, ritmi e modalità esecutive differenti. Il canto poteva essere solistico, corale o responsoriale.

Nel Canavese questa memoria è stata conservata e valorizzata anche attraverso il lavoro di Amerigo Vigliermo e del Coro Bajolese.

Dall'osteria al teatro popolare

Nell'Ottocento le storie non circolavano soltanto attraverso i libri.

C'erano piazze, cortili, osterie, fiere, cantastorie, burattini e marionette.

Un documento particolarmente interessante segnala addirittura nel repertorio marionettistico uno spettacolo intitolato “La donna lombarda e il soldato piemontese, con Gianduia veterano invalido”.

Non possiamo però affermare che rappresentasse esattamente la stessa vicenda dell'avvelenamento: senza il copione sarebbe una conclusione non dimostrata.

Una canzone era anche memoria collettiva

In una società nella quale molte persone non sapevano leggere, una storia poteva essere conservata senza essere scritta.

Bastavano una voce e qualcuno disposto ad ascoltare.

Ritmo, melodia, ripetizione ed emozione facilitavano la memorizzazione. Amore, tradimento, paura, veleno e morte rendevano inoltre questa ballata particolarmente potente sul piano narrativo.

Ogni volta che qualcuno la cantava, però, qualcosa poteva cambiare.

Ed è proprio questo il paradosso della tradizione orale: una storia sopravvive perché cambia.


Perché Donna Lombarda continua ad affascinarci?

Forse perché dietro il veleno e il tradimento troviamo qualcosa di molto più grande.

Troviamo una comunità che racconta le proprie paure.

Una società che stabilisce ciò che considera lecito e illecito.

Una memoria che passa da una generazione all'altra senza bisogno di una pagina scritta.

“O Maria, bela Maria” non è soltanto una vecchia canzone piemontese. È una piccola macchina della memoria.

E quando oggi torniamo a cantarla, dopo generazioni, quella macchina ricomincia a funzionare.

La voce cambia.

La storia continua. 

di Clemente Ernesto De Martino e Francesco Barresi

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