Musica popolare: Quaderno 9 - Dai Quintetti di Santa Vittoria ai Sonador da Quintët

 

I violini di Santa Vittoria ( Re )  e i suonatori da quintetti  del Canavese ( To ) e della Valle d'Aosta

Musica popolare, riscatto sociale, comunità e trasmissione tra generazioni


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La storia della musica popolare italiana non è fatta soltanto di melodie e strumenti. È anche una storia di lavoro, famiglie, feste, migrazioni, aspirazioni e appartenenza alla comunità.

Due territori apparentemente lontani, Santa Vittoria nel Reggiano e il Canavese in Piemonte, ci permettono di incontrare due modi diversi di vivere la stessa necessità: fare musica insieme e trasformare una capacità individuale in un patrimonio collettivo.

A Santa Vittoria furono soprattutto gli archi a entrare nella vita popolare. Nel Canavese furono invece le bande e i piccoli complessi a fiato a creare una scuola musicale capace di attraversare paesi e generazioni.

Santa Vittoria: quando il violino apparteneva al paese

I Quintetti di Santa Vittoria rappresentano un caso particolare della cultura musicale emiliana.

Violino e altri strumenti ad arco non appartenevano esclusivamente alle sale da concerto. Entravano nelle feste e nella vita sociale.

Valzer, mazurche, polche e marce passavano da un musicista all'altro attraverso la lettura, ma anche attraverso l'ascolto, l'imitazione, la memoria e la pratica collettiva.

La musica poteva così diventare anche una possibilità di riscatto sociale. Imparare uno strumento significava possedere una competenza riconosciuta, partecipare alla vita pubblica e conquistare un proprio ruolo nella comunità.

Nel Canavese e Valle d'Aosta,  il paese diventava una scuola di musica

Nel Canavese e nella Valle d'Aosta troviamo una storia diversa ma, per molti aspetti, parallela.

Qui furono soprattutto le bande e i piccoli complessi a fiato a costituire una vera scuola musicale diffusa.

Il quintetto canavesano, chiamato nel parlato locale “Ël Quintët”, non aveva necessariamente un organico immutabile. Strumenti e parti potevano adattarsi ai musicisti disponibili e alle diverse occasioni.

Nella tradizione musicale canavesana compare anche l'espressione “Sonador da Quintët”, cioè “suonatore da quintetto”. Rinaldo Doro utilizza proprio questa denominazione nel titolo del suo lavoro Sonador da Coscrit e da Quintët, dedicato alla musica popolare del Canavese e della Valle d'Aosta.

Un aspetto particolarmente interessante riguarda proprio il significato di “Ël Quintët”: il termine indica una formazione tradizionale composta da strumenti a fiato, soprattutto ottoni, ma non significa necessariamente che sul palco debbano esserci soltanto cinque musicisti. Il riferimento è alle cinque parti musicali che costituiscono la formazione.

È una distinzione importante, perché permette di comprendere che il quintetto non era semplicemente un numero di esecutori, ma una particolare maniera di organizzare e vivere la musica popolare.

Si suonava per il ballo, le feste, le processioni, le ricorrenze e la vita sociale del paese.

La banda faceva inoltre qualcosa di ancora più importante: metteva insieme le generazioni.

Un giovane non imparava soltanto le note. Imparava ad ascoltare chi suonava accanto a lui, rispettare un tempo comune e assumersi una responsabilità all'interno del gruppo.

Il lavoro di studiosi e musicisti come Amerigo Vigliermo e Rinaldo Doro ha inoltre contribuito a conservare repertori e pratiche musicali che avrebbero rischiato di scomparire.

Due territori, due anime popolari

Santa Vittoria e il Canavese non sono la stessa cosa.

Ed è proprio questa differenza a rendere interessante il confronto.

A Santa Vittoria i quintetti d' archi- tre violini, una viole ed un contrabbasso, diventano espressione di una cultura popolare raffinata e anche occasione di riscatto sociale.

Nel Canavese come in Valle d'Aosta, la banda e il quintetto rappresentano soprattutto la forza educativa della comunità: il paese insegna, accoglie e forma nuovi musicisti.

In entrambi i casi, però, c'è un elemento comune:

la musica esiste perché qualcuno la trasmette a qualcun altro.

Giovani accanto agli anziani. Esperienza accanto alla curiosità. Repertori che continuano a vivere perché qualcuno decide ancora di suonarli.

Dai Violini di Santa Vittoria all'esperienza professionale

Questa riflessione nasce anche da un'esperienza diretta.

Ho avuto modo di lavorare come direttore artistico e contrabbassista dei Violini di Santa Vittoria, insieme ad Andrea Bonacini, presidente della Cooperativa Shehérazade di Reggio Emilia, partecipando a tournée in Italia, Francia ed Europa orientale.

Tra quelle esperienze vi furono il lavoro sul CD “Concerto Bagnoli”, il Valzer che ascolti è Benassù di Clemente Ernesto De Martino https://youtu.be/SFSj9tmLWXg?si=AHuzTAKQ7cLwBbmo curato con Michelangelo Musmeci, e la collaborazione con Massimo Ranieri per “Oggi e Dimane”, con arrangiamenti di Reginella https://youtu.be/96KCQifDZbA?si=2wtqrCIsO8ClsN6Je ’O surdato ’nnammurato https://youtu.be/3IwsKIqEctM?si=LCJjcNE7Iq5c62M7realizzati con Leonardo Lorenzetti.

Questa esperienza mi ha mostrato che una tradizione locale può uscire dal proprio territorio, incontrare altri linguaggi e altri pubblici senza diventare un semplice oggetto da museo.

Una tradizione vive soltanto se qualcuno continua a suonarla

Qui nasce forse la domanda più importante.

Oggi sembra essere diminuito il numero dei giovani che affrontano lo studio degli strumenti ad arco all'interno di una pratica musicale popolare e comunitaria.

All'inizio del Novecento, nel territorio di Santa Vittoria, il violino apparteneva invece a un ambiente musicale diffuso fatto di famiglie, feste, sale da ballo, cooperative e gruppi di suonatori.

Nel Canavese ritrovo qualcosa di simile attraverso il mondo delle bande. Penso, per esperienza personale, alla Banda di Rueglio, che considero una grande fucina di giovani musicisti.

La banda offre infatti qualcosa di prezioso: permette al giovane, dopo la necessaria preparazione, di trovarsi a suonare accanto a persone con molta più esperienza.

Per chi studia violino, viola, violoncello o contrabbasso questo percorso comunitario può essere più difficile. Esistono buone orchestre amatoriali, ma una rete capillare paragonabile a quella bandistica è meno diffusa.

La musica, però, non vive soltanto nelle istituzioni. Vive quando diventa esperienza condivisa.

Ed è proprio qui che Santa Vittoria e il Canavese, pur attraverso tradizioni strumentali differenti, tornano a incontrarsi.

Un grande quintetto o tanti quintetti?

Possiamo conservare una tradizione attraverso un eccellente gruppo che ne diventi rappresentante e ambasciatore.

Ma forse una tradizione è ancora più viva quando esistono molti giovani, molti gruppi e molte occasioni per imparare, sbagliare, ascoltare gli anziani e diventare un giorno, a propria volta, suonatori.

E allora lasciamo aperta una domanda:

È meglio avere un solo grande quintetto oppure tanti quintetti?

Non vogliamo dare noi la risposta.

La lasciamo a chi ha percorso con noi questa storia, perché forse il valore più profondo della musica popolare consiste proprio nel continuare a generare domande, incontri e nuovi musicisti.

Viva i Violini di Santa Vittoria.

E viva ij Sonador da Quintët.


Clemente Ernesto De Martino, Francesco Barresi

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