Costantino Nigra: Quaderno 16 - Amore, tradimento e veleno: la storia inquietante di Donna Lombarda

 

Donna Lombarda: la ballata di amore, veleno e morte che attraversa i secoli


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Una donna, un amante, un marito e un bambino. Pochi personaggi per una delle storie più inquietanti della tradizione popolare italiana.

Bastano poche parole per costruire una tragedia.

Una donna.

Un amante.

Un marito.

Un veleno.

E, in alcune versioni, la voce sorprendente di un bambino che rivela ciò che gli adulti vorrebbero nascondere.

È Donna Lombarda, una delle più conosciute ballate narrative della tradizione popolare dell’Italia settentrionale.

Che cos’è realmente Donna Lombarda?

Non è semplicemente una canzone.

È una ballata epico-lirica, cioè un racconto destinato a essere cantato.

La storia procede rapidamente attraverso dialoghi, azioni, ripetizioni e formule facilmente memorizzabili.

Il nucleo narrativo è drammatico: un amante convince una donna a preparare un veleno per eliminare il marito.

Il complotto viene scoperto.

In molte varianti sarà proprio la donna a essere costretta a bere quel veleno.

Ma non esiste una sola Donna Lombarda

Questo è uno degli aspetti più affascinanti.

Per secoli la storia è passata da una voce all’altra.

Ogni cantore poteva ricordarla diversamente. Cambiavano parole, nomi e particolari.

Non dovremmo quindi immaginare un unico testo originale, immobile nel tempo.

Donna Lombarda è una famiglia di versioni costruita dalla memoria orale.

La ballata tradizionale europea si sviluppa nel Medioevo e nei secoli successivi, ma per Donna Lombarda non possiamo stabilire con certezza una precisa data di nascita.

Costantino Nigra entra nella storia

Nell’Ottocento uno dei protagonisti della diplomazia italiana decide di dedicare una parte importante della propria vita proprio a queste voci popolari.

È Costantino Nigra.

Diplomatico, uomo vicino a Cavour, ma contemporaneamente studioso di lingue, dialetti e poesia popolare.

Il grande risultato delle sue ricerche confluisce nei Canti popolari del Piemonte, pubblicati nel 1888.

Nigra non raccoglie soltanto i testi.

Confronta versioni differenti e cerca collegamenti con le tradizioni francesi, provenzali ed europee.

Donna Lombarda arriva anche dal Canavese

Nigra registra diverse varianti della ballata.

Alcune provengono proprio dal Canavese, tra cui Sale-Castelnuovo, Villa-Castelnuovo e Rocca di Corio.

E accade qualcosa di significativo.

A Rocca di Corio la protagonista non viene chiamata Donna Lombarda.

Diventa Donna Bianca.

La storia sopravvive, ma il nome cambia.

È una dimostrazione concreta di come funzionasse la tradizione orale: il racconto rimane riconoscibile mentre le comunità lo trasformano.

Una regina longobarda dietro la ballata?

Nigra avanzò un’ipotesi affascinante.

Dietro la storia avrebbe potuto conservarsi un lontano ricordo di Rosmunda, regina dei Longobardi.

È un’interpretazione importante nella storia degli studi, ma non una certezza.

La presenza di motivi narrativi simili non dimostra che la ballata derivi direttamente da un episodio avvenuto nel VI secolo.

Ed è proprio questa incertezza a rendere ancora più affascinante il viaggio di Donna Lombarda attraverso il tempo.

Chi è davvero Donna Lombarda?

La protagonista è molto più complessa della semplice figura della “moglie assassina”.

All’inizio di alcune versioni resiste alle richieste dell’amante ricordando di avere un marito.

Poi accetta il progetto omicida.

Diventa quindi protagonista dell’inganno, ma contemporaneamente vive all’interno di una struttura dominata da due uomini.

Prima l’amante cerca di determinarne la scelta.

Poi il marito ne stabilisce la punizione.

Donna Lombarda diventa così contemporaneamente colpevole e vittima.

L’amante

È lui a mettere in movimento la tragedia.

Non esprime soltanto un desiderio proibito.

Propone concretamente l’eliminazione del marito e indica il mezzo per realizzarla.

Trasforma quindi il desiderio in un progetto criminale.

Il marito

Quando scopre l’inganno non cerca un giudice.

Non chiama un’autorità esterna.

Punisce direttamente la moglie.

Dietro questo comportamento possiamo riconoscere un immaginario nel quale onore familiare, autorità maschile e vendetta possono sovrapporsi.

E poi c’è il bambino

È forse il personaggio più sorprendente.

In alcune versioni è così piccolo da parlare miracolosamente.

Ed è proprio lui a rivelare l’inganno.

Può essere letto come un potente dispositivo narrativo: l’innocenza che pronuncia la verità che gli adulti cercano di nascondere.

Una ballata che parla anche di potere

Dietro adulterio e veleno esiste un secondo racconto.

Quello della società.

Matrimonio, fedeltà, discendenza, reputazione, controllo della sessualità e violenza familiare attraversano l’intera vicenda.

La protagonista agisce, ma il suo spazio decisionale rimane racchiuso all’interno di rapporti di potere prevalentemente maschili.

La punizione finale ristabilisce brutalmente l’ordine che era stato infranto.

La canzone diventa quindi anche uno strumento attraverso il quale una comunità racconta e trasmette i propri valori.

Donna Lombarda arrivò anche tra i burattini?

La ballata possiede una struttura fortemente teatrale.

Dialoghi rapidi, conflitto, inganno, rivelazione e morte sembrano quasi chiedere di essere portati su un palcoscenico.

Esiste inoltre un dato concreto.

Nel repertorio della compagnia di Raffaele Pallavicini compare il titolo La donna lombarda ed il soldato piemontese, con Gianduja.

Esistono anche documenti che collegano una registrazione di Donna Lombarda a un burattinaio chiamato Gualberto.

Ma bisogna fermarsi alle prove disponibili.

Non possiamo affermare con sicurezza che questi spettacoli rappresentassero esattamente la stessa vicenda di adulterio, veleno e morte raccolta da Nigra.

Il collegamento con il mondo dello spettacolo popolare esiste.

La ricostruzione completa della rappresentazione, invece, rimane ancora aperta.

Perché continuiamo a ricordarla?

Forse perché Donna Lombarda racconta moltissimo utilizzando pochissimo.

Desiderio.

Tradimento.

Paura.

Maternità.

Inganno.

Violenza.

Morte.

Non occorre una grande scenografia.

Servono alcune voci e pochi gesti decisivi.

Ed è proprio questa essenzialità che ha permesso alla storia di attraversare generazioni e territori.

Ogni volta che qualcuno l’ha cantata, l’ha conservata.

E forse l’ha anche leggermente trasformata.

Per questo Donna Lombarda non è soltanto una vecchia canzone.

È memoria che continua a cambiare mentre viene tramandata.

Di Clemente Ernesto De Martino e Francesco Baresi

Articolo tratto dallo studio “Donna Lombarda. Costantino Nigra, la ballata popolare e la memoria narrativa del Piemonte”.

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