Costantino Nigra : Quaderno 27 - La Lionetta: quando il canto popolare racconta ciò che la storia dimentica


La Lionetta: la donna che disse no alla guerra. Poi scelse di partire


Di Clemente Ernesto De Martino e Francesco Barresi

-Una donna lavora in un campo.
-Un uomo la incontra e le propone di seguirlo nell’armata.
-Lei non accetta immediatamente.

Domanda. Valuta. Ha paura delle condizioni che potrebbe incontrare. Vuole sapere come si mangia, dove si dorme, quale vita l’aspetta.

È La Lionetta, una delle figure femminili della tradizione narrativa popolare piemontese raccolta da Costantino Nigra nei Canti popolari del Piemonte.

Dietro una storia apparentemente semplice si nasconde una domanda sorprendentemente moderna:

che cosa accade quando la grande storia entra improvvisamente nella vita di una persona comune?

Costantino Nigra non inventa Lionetta

È importante partire da qui.

Nigra non è l’autore della Lionetta.

La raccoglie dalla tradizione orale, la studia e la inserisce nel grande lavoro dedicato ai canti popolari piemontesi.

Prima di arrivare sulla carta, quella storia era passata attraverso le voci delle persone.

Qualcuno l’aveva cantata.

Qualcuno l’aveva imparata ascoltando.

Qualcuno l’aveva trasmessa.

Come accade spesso nella cultura orale, parole e particolari potevano cambiare, mentre il nucleo della storia continuava il proprio viaggio.

Nigra compie un’operazione fondamentale: riconosce a quelle voci popolari il valore di documento culturale.

Lionetta non dice subito sì

È forse questo il particolare più interessante.

Un uomo le propone di seguirlo nell’armata.

Lionetta non parte immediatamente.

Prima considera ciò che la aspetta.

La guerra, osservata attraverso i suoi occhi, perde improvvisamente l’immagine eroica con cui spesso viene raccontata.

Non ci sono generali.

Non ci sono strategie.

Non ci sono grandi discorsi.

Ci sono domande molto più concrete:

Dove dormirò?

Che cosa mangerò?

Come vivrò?

Lionetta guarda la guerra dal punto di vista del corpo e della quotidianità.

La guerra vista dal basso

La storia ufficiale conserva battaglie, trattati, eserciti, vittorie e sconfitte.

Il canto popolare può conservare qualcos’altro.

La fame.

Il sonno.

La fatica.

La terra.

La distanza da casa.

Il timore di ciò che non conosciamo.

Per questo i riferimenti alle condizioni materiali della vita nell’armata non sono particolari secondari.

Sono il centro umano della vicenda.

Prima di entrare nella storia, Lionetta vuole sapere come dovrà viverla.

Una donna che negozia

Sarebbe facile trasformare Lionetta in un’eroina contemporanea.

Sarebbe altrettanto facile considerarla una donna passiva trascinata dagli avvenimenti.

Entrambe le letture rischiano di semplificare il canto.

Lionetta ascolta una proposta.

La valuta.

Oppone delle ragioni.

Le vengono prospettate condizioni differenti.

Infine decide.

Fra il primo invito e la partenza esiste quindi uno spazio fondamentale:

lo spazio della scelta.

Non sappiamo che cosa pensasse una eventuale Lionetta storica, né possiamo attribuire al personaggio categorie psicologiche contemporanee.

Possiamo però osservare ciò che il racconto ha scelto di conservare: una donna che, prima di cambiare vita, interroga le condizioni del proprio futuro.

Dal campo all’armata

Da un punto di vista antropologico, La Lionetta è anche un racconto di passaggio.

Dal campo all’armata.

Dal conosciuto allo sconosciuto.

Dalla stabilità al viaggio.

Dall’individuo al gruppo.

Lionetta non cambia soltanto luogo.

Entrando nell’armata attraversa simbolicamente una soglia e assume una nuova posizione all’interno della collettività.

Ed è qui che nella narrazione acquista importanza anche il suono.

Trombe, tamburi e movimento

Il mondo militare è anche un mondo sonoro.

Trombe e tamburi hanno avuto per secoli funzioni concrete: trasmettere segnali, scandire il passo, accompagnare la marcia e coordinare uomini in movimento.

Il ritmo trasforma molti corpi separati in una formazione capace di muoversi insieme.

È suggestivo osservare allora che il passaggio di Lionetta verso l’armata non riguarda soltanto un nuovo spazio.

Significa anche entrare in un nuovo ritmo collettivo.

Il canto come memoria

C’è poi un’altra domanda.

Come ha fatto la storia di Lionetta ad arrivare fino a noi?

Per secoli l’archivio principale della cultura popolare non è stato un registratore.

È stata la persona.

La memoria.

La voce.

Il canto.

Ritmo, melodia, ripetizione e struttura narrativa aiutavano a ricordare e trasmettere.

Una persona imparava ascoltando un’altra persona.

Poi cantava nuovamente.

E qualcun altro ascoltava.

La tradizione passava così da un corpo all’altro e da una generazione alla successiva.

Le varianti non rappresentano necessariamente errori.

Sono anche le tracce lasciate dal viaggio del canto.

E le donne?

Questa domanda merita particolare attenzione.

Le donne non sono soltanto personaggi delle ballate popolari.

Sono state anche protagoniste della trasmissione orale.

Attraverso il lavoro, la famiglia, le occasioni comunitarie e il canto, generazioni di persone hanno conservato storie che altrimenti sarebbero potute scomparire.

Studiare Lionetta significa quindi porre due domande diverse.

Chi è la donna raccontata dal canto?

Ma anche:

chi ha continuato a raccontarla?

Sono domande alle quali la ricerca storica deve rispondere senza trasformare l’assenza di documentazione in una certezza.

Perché ricordiamo proprio Lionetta?

Milioni di donne hanno lavorato nei campi.

Milioni di persone hanno incontrato eserciti, guerre e partenze.

La maggior parte non ha lasciato il proprio nome nei grandi libri di storia.

Eppure qualcuno ha continuato a cantare Lionetta.

Forse perché parla della guerra.

Forse perché parla di una donna.

Forse perché racconta una partenza.

Ma forse esiste una ragione ancora più profonda.

Lionetta racconta uno dei momenti fondamentali dell’esperienza umana:

quello in cui dobbiamo decidere se rimanere nel mondo che conosciamo oppure attraversare una soglia.

Nigra e una voce salvata dall’oblio

Il lavoro di Costantino Nigra assume allora un significato particolare.

Raccogliendo i canti popolari piemontesi, Nigra non conserva soltanto parole.

Conserva frammenti di vite, paure, desideri, conflitti e modi di vedere il mondo che difficilmente sarebbero entrati nella storia ufficiale.

La Lionetta ci permette ancora oggi di osservare la guerra non dal cavallo di un generale, ma dagli occhi di una donna davanti a una scelta.

Ed è forse questa la ragione per cui vale ancora la pena ascoltarla.

Perché Lionetta non ci domanda soltanto che cosa accadde allora.

Ci pone una domanda che appartiene a ogni tempo:

che cosa siamo disposti a lasciare quando davanti a noi compare una vita che non conosciamo ancora?

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