Costantino Nigra: Quaderno 26 - Una voce dopo l’altra: come le donne hanno custodito le ballate
Christine de Pizan, Costantino Nigra e la città invisibile delle donne
Che cosa unisce una scrittrice del Quattrocento, un diplomatico dell’Ottocento e le donne che per generazioni hanno custodito le ballate popolari attraverso il canto?
Christine de Pizan costruì nella Città delle Dame uno spazio simbolico nel quale donne della storia, della cultura e della tradizione diventavano protagoniste.
Secoli dopo, Costantino Nigra raccolse nelle voci popolari piemontesi un altro straordinario universo femminile: donne che amano, resistono, fuggono, scelgono, ingannano, soffrono e tentano di cambiare il proprio destino.
Ma dietro queste protagoniste ne appare un’altra, spesso dimenticata: la donna che cantava.
Una madre, una nonna, una contadina, una lavoratrice poteva non conoscere la scrittura e tuttavia conservare nella memoria una storia per consegnarla alla generazione successiva.
Christine affidò le sue donne alla pagina.
Le cantatrici popolari affidarono le loro alla voce.
Da questo confronto nasce la nostra idea della “città invisibile delle donne”: non un collegamento storico diretto tra Christine e Nigra, che non è documentato, ma una riflessione sul rapporto fra scrittura, oralità e memoria femminile.
La ricerca attraversa storia, filologia, etnomusicologia, psicologia, sociologia e neuroscienze della musica, interrogandosi anche sul ruolo di cantastorie, teatro popolare, burattini e marionette.
E conduce a una domanda che Clemente Ernesto De Martino e Francesco Barresi pongono al centro del lavoro:
quando studiamo una canzone popolare, dobbiamo domandarci soltanto chi l’ha composta, oppure anche chi ha impedito che morisse?
Forse una parte della storia delle donne è sopravvissuta proprio così: passando da una voce a un’altra voce.

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