Costantino Nigra : Quaderno 21 -Tra un Conte e una ragazza del Canavese: la vera storia di Lionello e Teresa

 

Costantino Nigra tra corte e popolo: quando l’amore sfidava le regole dell’Ottocento



Un diplomatico nelle corti d’Europa, un figlio che si sposa in segreto, una giovane donna del Canavese e un re innamorato della “Bela Rosin”. Due storie diverse che raccontano quanto famiglia, rango e sentimenti potessero entrare in conflitto nell’Italia dell’Ottocento.

Londra, dicembre 1884.

Costantino Nigra rappresenta l’Italia in una delle capitali più importanti d’Europa. Frequenta ambasciatori, ministri e ambienti diplomatici.

Poi dal Piemonte arriva una notizia privata.

Suo figlio Lionello si è sposato.

Il padre non ne sapeva nulla.

La sposa si chiama Teresa Marten Perolin.

È l’inizio di una storia familiare che, letta oggi attraverso lettere e documenti, ci permette di entrare nell’Italia privata dell’Ottocento: quella delle differenze sociali, dell’autorità paterna, della reputazione e della difficile conquista dell’autonomia personale.

Ma questa storia contiene un paradosso ancora più interessante.

L'uomo contrariato dalla scelta indipendente del figlio è lo stesso Costantino Nigra che trascorse decenni della propria vita raccogliendo e studiando le canzoni delle classi popolari piemontesi.

Il diplomatico che ascoltava le voci del popolo

Costantino Nigra nacque a Villa Castelnuovo, nel Canavese, nel 1828.

Fu uno dei protagonisti della diplomazia risorgimentale e postunitaria. Collaborò con Cavour e rappresentò il Regno d'Italia a Parigi, San Pietroburgo, Londra e Vienna. Nel 1882 fu creato conte e nel 1890 divenne senatore.

Eppure, mentre frequentava alcune delle corti più importanti d'Europa, continuava a interessarsi a un patrimonio apparentemente lontanissimo da quel mondo: i canti popolari.

Ascoltava, raccoglieva, trascriveva e confrontava testi provenienti dalla tradizione orale.

Il risultato più importante di questo lungo lavoro furono i Canti popolari del Piemonte, pubblicati organicamente nel 1888.

Per Nigra quelle canzoni non erano semplici curiosità contadine.

Erano documenti.

Dentro una ballata potevano conservarsi parole antiche, strutture narrative, rapporti familiari, paure, amori, conflitti e frammenti della memoria di una comunità.

Un matrimonio celebrato in segreto

Lionello era il figlio di Costantino Nigra e di Emerenziana Vegezzi Ruscalla.

Il rapporto con il padre non fu semplice.

Le lettere familiari mostrano tensioni che precedono il matrimonio: questioni economiche, aspettative paterne e giudizi severi sul comportamento del giovane.

Poi arrivò Teresa.

Teresa Marten Perolin nacque a Vico Canavese. Era figlia di Giovanni Marten Perolin e Carolina Presbitero. Il padre aveva combattuto nella guerra del 1859, aveva perduto una gamba e aveva ricevuto un riconoscimento da Napoleone III.

Il 17 novembre 1884 Lionello e Teresa si sposarono segretamente, con dispensa dalle pubblicazioni.

Costantino non fu informato dal figlio.

Seppe del matrimonio dal fratello Michelangelo.

Ed è proprio questo particolare a cambiare il significato della vicenda.

Era davvero il nobile contrario alla ragazza del popolo?

Sarebbe una storia perfetta da raccontare così: il figlio di un conte si innamora di una giovane di condizione inferiore e il padre aristocratico si oppone.

Ma i documenti raccontano qualcosa di più complesso.

La differenza sociale certamente apparteneva al mondo nel quale vivevano i protagonisti. Nell'Ottocento famiglia, patrimonio, reputazione e matrimonio erano strettamente collegati.

Ma le lettere mostrano che Costantino era soprattutto contrariato dal comportamento di Lionello e dal fatto di essere stato escluso da una decisione familiare considerata importantissima.

Una lettera del 27 dicembre 1884 è particolarmente significativa.

Scrivendo da Londra al fratello, Nigra definisce ironicamente Teresa la donna che aveva avuto il coraggio di unire la propria sorte a quella di Lionello.

La frase potrebbe sembrare offensiva verso Teresa.

Inserita nel contesto delle lettere familiari, però, sembra contenere soprattutto un giudizio amaro sul figlio.

Un altro elemento è ancora più significativo: secondo la documentazione del Centro Studi Costantino Nigra, i rapporti del diplomatico con Teresa furono successivamente improntati a una cortese considerazione.

Il conflitto con Lionello, invece, durò più a lungo.

A Londra il padre, nel Canavese il figlio

Nel novembre 1884 Costantino Nigra si trovava a Londra.

Non era ancora ambasciatore a Vienna, come talvolta viene erroneamente riportato: vi sarebbe arrivato nel 1885.

La distanza geografica diventa quasi una fotografia della distanza familiare.

Da una parte Londra, Queen's Gate, la diplomazia internazionale.

Dall'altra il Canavese e un matrimonio celebrato senza consultare il padre.

Ma sarebbe sbagliato trasformare questa distanza nella contrapposizione semplicistica fra élite e popolo.

La vicenda riguarda anche qualcosa di profondamente moderno: il momento nel quale un figlio adulto decide che una scelta fondamentale della propria vita appartiene prima di tutto a lui.

Un'altra donna oltre i confini del rango: la Bela Rosin

Nella stessa società piemontese esisteva una storia molto più famosa.

Quella fra Vittorio Emanuele II e Rosa Vercellana, la celebre “Bela Rosin”.

Rosa era nata nel 1833 ed era figlia di un militare. Conobbe Vittorio Emanuele nel 1847, quando aveva appena quattordici anni e lui era già sposato con Maria Adelaide d'Asburgo-Lorena.

La loro relazione durò decenni.

Rosa ricevette i titoli di contessa di Mirafiori e Fontanafredda. Il matrimonio religioso con Vittorio Emanuele fu celebrato nel 1869 e quello civile nel 1877.

Fu però un matrimonio morganatico.

In parole semplici: Rosa poteva diventare moglie del re, ma non regina.

Il confine sociale non scompariva completamente neppure davanti alla volontà del sovrano.

Teresa e Rosa: due storie da non confondere

Teresa Marten Perolin e Rosa Vercellana non devono essere trasformate in protagoniste della stessa storia.

Le loro vite furono profondamente diverse.

Il confronto diventa interessante soltanto sul piano sociale.

Entrambe permettono di osservare che nell'Ottocento i confini tra le classi potevano essere attraversati, ma non per questo cessavano di esistere.

Rosa ricevette un titolo, ma non diventò regina.

Teresa entrò nella famiglia Nigra e, nonostante il difficile rapporto iniziale fra padre e figlio, venne trattata dal suocero con rispetto.

L'integrazione sociale, quindi, non era necessariamente un sì o un no.

Poteva essere un processo lento, incompleto e contraddittorio.

La musica viaggiava dove la scrittura non arrivava

Qui ritorna il Costantino Nigra studioso.

Nell'Ottocento una parte consistente della popolazione non disponeva dello stesso accesso alla lettura e alla scrittura delle classi istruite.

Ma questo non significava vivere senza cultura.

La memoria viaggiava attraverso la voce.

Una canzone poteva passare da una persona all'altra, attraversare paesi e generazioni, cambiare alcune parole e conservarne altre.

Nigra comprese l'importanza di questo meccanismo.

Nei Canti popolari del Piemonte confrontò versioni e varianti cercando di comprendere come determinate narrazioni fossero sopravvissute nel tempo.

Non cercava soltanto una presunta versione “originale”.

Cercava la storia che le trasformazioni del canto potevano raccontare.

E la Bela Gigogin?

Un'associazione popolare ha talvolta avvicinato la celebre Bela Gigogin alla Bela Rosin.

Qui occorre però essere prudenti.

La canzone divenne popolarissima alla vigilia della seconda guerra d'indipendenza e fu eseguita con grande successo a Milano alla fine del 1858.

Ma non disponiamo di prove sufficienti per affermare che la Gigogin fosse realmente Rosa Vercellana.

È una suggestiva associazione della memoria popolare, non un'identificazione storicamente dimostrata.

La differenza è importante.

Studiare la tradizione significa anche sapere quando una bella storia deve rimanere un'ipotesi.

Che cosa accade nella mente di chi ascolta?

Perché una canzone può sopravvivere più a lungo di tanti discorsi?

Le neuroscienze contemporanee aiutano a comprendere alcuni meccanismi generali.

Musica, emozione e memoria coinvolgono sistemi cerebrali strettamente collegati. Una melodia conosciuta può facilitare il richiamo di esperienze, persone e momenti della propria vita.

Ritmo e ripetizione possono inoltre rendere più stabile una sequenza nella memoria.

Questo non significa, naturalmente, che possiamo utilizzare le neuroscienze di oggi per stabilire che cosa provassero Costantino, Lionello, Teresa, Vittorio Emanuele o Rosa.

Sarebbe scientificamente scorretto.

Possiamo invece comprendere meglio perché il canto sia stato per secoli uno straordinario strumento di memoria collettiva.

Prima della registrazione sonora, ricordare significava anche ripetere.

E cantare era un modo potentissimo di ripetere.

Una società raccontata attraverso le sue canzoni

Un canto popolare non appartiene soltanto a chi lo ha composto.

Spesso non sappiamo nemmeno chi sia stato.

Appartiene anche alle persone che lo hanno ricordato.

Donne e uomini, famiglie, soldati, lavoratori, comunità rurali: ciascuno poteva conservare, modificare e trasmettere una parte del repertorio.

Da questo punto di vista l'opera di Nigra rappresenta un incontro straordinario fra due mondi.

Il diplomatico delle corti europee prende sul serio la voce di persone che raramente avrebbero lasciato autobiografie, libri o grandi archivi personali.

Quelle persone entrarono nella storia attraverso le loro canzoni.

Dalla voce alla piazza

La cultura popolare dell'Ottocento non viveva soltanto nel canto domestico.

Esistevano compagnie itineranti, cantastorie, musicisti ambulanti, fiere, spettacoli equestri, burattini, marionette e forme diverse di teatro popolare.

In Piemonte anche Gianduja divenne una figura capace di rappresentare identità, politica e società attraverso il linguaggio del teatro di figura.

Satira e caricatura trasformavano inoltre sovrani e uomini politici in personaggi riconoscibili.

Vittorio Emanuele II, Cavour e Garibaldi furono frequentemente rappresentati dalla stampa satirica.

Ma proprio qui bisogna separare ciò che era possibile da ciò che è documentato.

Non sono state individuate, allo stato attuale delle fonti consultate, testimonianze documentarie sufficienti per sostenere una rappresentazione teatrale diretta di questa vicenda.

Non abbiamo quindi prove solide di spettacoli ottocenteschi di burattini, marionette o cantastorie dedicati specificamente al matrimonio di Lionello e Teresa.

Lo stesso principio vale per Vittorio Emanuele e Rosa: l'esistenza di una vivacissima cultura satirica e teatrale non dimostra automaticamente l'esistenza di uno specifico spettacolo dedicato alla loro relazione.

Quando Teresa diventò custode della memoria

La storia non terminò con il matrimonio.

Costantino Nigra morì nel 1907.

Lionello morì improvvisamente l'anno successivo.

Restò Teresa.

E la donna entrata nella famiglia attraverso un matrimonio che aveva provocato tante tensioni assunse progressivamente anche un ruolo nella conservazione della memoria familiare.

È un passaggio significativo.

La persona inizialmente esterna al mondo dei Nigra finisce per contribuire alla memoria di quel nome.

Ancora una volta, la storia reale risulta più interessante della leggenda.

Perché questa storia ci parla ancora oggi?

Perché non riguarda soltanto l'Ottocento.

Parla del rapporto fra genitori e figli.

Della libertà di scegliere.

Del peso delle aspettative familiari.

Della distanza fra la posizione sociale di una persona e il suo valore individuale.

E racconta anche qualcosa di più grande: il modo in cui una società decide quali vite meritino di essere ricordate.

Costantino Nigra frequentò re, imperatori, ministri e diplomatici.

Ma dedicò una parte enorme della propria vita alle parole di persone delle quali spesso non conosciamo nemmeno il nome.

Forse è proprio qui che le due anime di Nigra si incontrano.

Da una parte la grande storia scritta nei trattati diplomatici.

Dall'altra una donna che canta una ballata imparata da sua madre.

Entrambe sono storia.

Viva Nigra: riportare le voci dentro la storia

Riscoprire Costantino Nigra non significa soltanto rileggere un grande studioso dell'Ottocento.

Significa tornare nei paesi, nelle case, nelle veglie, nelle piazze e nei luoghi nei quali una storia poteva sopravvivere perché qualcuno continuava a raccontarla o a cantarla.

È questo uno degli obiettivi della Biblioteca Digitale Viva Nigra: riportare alla luce non soltanto antichi testi, ma le persone, le voci e le comunità che li hanno tramandati.

Perché dietro ogni canto popolare esiste qualcuno che lo ha ricordato.

E dietro ogni memoria salvata esiste qualcuno che ha deciso di ascoltare.

Per approfondire

Costantino Nigra, Canti popolari del Piemonte, Torino, 1888.

Treccani, Dizionario Biografico degli Italiani, voce «Nigra, Costantino».

Centro Studi Costantino Nigra, Carteggio Nigra con la famiglia, 1861–1906.

Centro Studi Costantino Nigra, materiali biografici e documentari dedicati ai Canti popolari del Piemonte.

MuseoTorino, documentazione storica su Rosa Vercellana.

Biblioteca e Archivio storico del Senato della Repubblica, materiali su Costantino Nigra e sulla cultura politica dell'Ottocento.



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