Costantino Nigra: Quaderno 11- Chi era davvero Barôn Litrôn? Storia di un uomo diventato canto

 

Barôn Litrôn: quando la storia diventa canto popolare

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Ci sono personaggi che sopravvivono nei documenti e altri che continuano a vivere nella voce delle persone.

Barôn Litrôn appartiene a entrambe le storie.

Dietro questo nome piemontese troviamo Karl Sigmund Friedrich Wilhelm von Leutrum, ufficiale tedesco protestante al servizio dei Savoia, protagonista della difesa di Cuneo durante l’assedio franco-spagnolo del 1744. Morì a Cuneo nel 1755.

Ma la memoria popolare fece qualcosa di particolare: trasformò il generale straniero in un personaggio appartenente alla propria cultura.

Un generale diventato Barôn Litrôn

La ballata non racconta principalmente Leutrum sul campo di battaglia.

Lo presenta nel momento più umano: davanti alla morte.

Il re Carlo Emanuele III visita il generale morente e gli offre onori e ricchezze. Gli propone anche il battesimo cattolico.

Leutrum rifiuta.

Non vuole rinnegare la propria fede protestante e chiede di essere sepolto nelle valli valdesi.

È qui che la cronaca diventa racconto morale.

Oro, argento, carriera e prestigio perdono importanza. Davanti alla morte rimangono l'identità, la dignità e la coerenza con le proprie convinzioni.

Costantino Nigra e un musicista ambulante

Uno degli aspetti più affascinanti della vicenda riguarda Costantino Nigra.

Nel gennaio 1860 pubblicò uno studio dedicato alla ballata, Canzoni popolari del Piemonte. Baron Lodrone (Leutrum).

La versione cuneese proveniva, secondo quanto tramandato dalla sua edizione, dalla voce di un «sonatore mendico delle montagne di Cuneo».

Questo particolare è prezioso.

Prima della radio, dei dischi e di Internet, erano anche cantori e musicisti ambulanti a portare racconti e melodie da un paese all'altro, attraversando mercati, fiere, osterie e comunità.

La musica diventava così una forma di memoria collettiva.

Nigra tra diplomazia e cultura popolare

Il 1860 rende questa storia ancora più interessante.

Mentre pubblicava la ballata, Nigra era impegnato a Parigi nella diplomazia sabauda e nelle delicate vicende riguardanti Nizza, Savoia e l'unificazione italiana.

Da una parte contribuiva alla costruzione politica della nuova Italia.

Dall'altra raccoglieva l'Italia delle comunità, dei dialetti, dei canti e della tradizione orale.

Due mondi apparentemente lontani che nella figura di Nigra finiscono per incontrarsi.

Perché una ballata riesce a sopravvivere?

La risposta è anche nella sua struttura.

Ripetizioni, formule narrative, ritmo e melodia aiutano a ricordare e trasmettere una storia anche senza possedere un libro.

Nel corso del Novecento Barun Litrun continuò infatti a essere interpretata e studiata.

Roberto Leydi la presentò alla Radio della Svizzera italiana nel 1991. Il canto passò inoltre attraverso interpreti come Fausto Amodei e Gipo Farassino, arrivando fino alla rilettura di Francesco Guccini nel 2022.

Ogni nuova interpretazione modifica qualcosa: pronuncia, ritmo, melodia, accompagnamento.

Eppure il nucleo della storia rimane.

Una storia conservata dal basso

Forse è questo l'aspetto più significativo di Barôn Litrôn.

La vicenda riguarda un re e un generale, ma è stata conservata attraverso la voce delle persone comuni.

Il nome tedesco Leutrum viene trasformato dalla lingua popolare fino a diventare Litrôn.

L'uomo della corte e dell'esercito entra così nel patrimonio linguistico e culturale della comunità.

La memoria compie quindi un percorso sorprendente:

dalla storia al racconto,
dal racconto alla musica,
dalla musica alla memoria collettiva.

Ed è forse questa la forza più profonda del canto popolare: non conserva necessariamente tutto ciò che è accaduto.

Conserva ciò che una comunità decide di continuare a ricordare.


Clemente Ernesto De Martino - Francesco Barresi

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