Briganti si diventa : Quaderno 5 - Fra Diavolo: dal Regno di Napoli a Hollywood

 

Briganti, prigionieri e maschere: da Fra Diavolo a Fenestrelle, fino a Stanlio e Ollio

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Il brigantaggio meridionale non può essere interpretato seriamente né come semplice criminalità né come una compatta insurrezione patriottica contro il nuovo Regno d’Italia. Le fonti mostrano un fenomeno molto più complesso, nel quale si intrecciano miseria rurale, conflitti sociali, crisi dell’autorità, legittimismo borbonico, renitenza alla leva, dissoluzione dell’esercito delle Due Sicilie e guerra irregolare.

Fenestrelle: storia e memoria

La fortezza di Fenestrelle ospitò realmente ex militari borbonici dopo il 1860. Ma questo dato storico è stato successivamente trasformato, soprattutto in alcune ricostruzioni polemiche, nella rappresentazione di un presunto “lager” o luogo di sterminio sistematico.

Le ricerche archivistiche di Alessandro Barbero hanno messo in discussione questa interpretazione, ricostruendo numeri, trasferimenti e condizioni dei prigionieri. Ciò non significa negare le violenze e le tensioni dell’unificazione italiana, ma distinguere ciò che è documentato da ciò che non trova riscontro nelle fonti.

Chi era realmente Fra Diavolo?

Fra Diavolo non appartiene al brigantaggio postunitario.

Il suo vero nome era Michele Pezza. Nato a Itri nel 1771, visse oltre mezzo secolo prima delle grandi rivolte seguite all’Unità d’Italia.

Fu contemporaneamente fuorilegge, combattente irregolare, sostenitore della monarchia borbonica e infine colonnello riconosciuto da Ferdinando IV. Morì impiccato a Napoli nel 1806.

Proprio questa ambiguità rese il personaggio particolarmente adatto alla costruzione del mito.

Nel corso dell’Ottocento il Michele Pezza storico venne progressivamente trasformato nel brigante romantico: elegante, affascinante, pericoloso, seduttore e protagonista di avventure.

Quando Fra Diavolo diventa musica

Il passaggio decisivo avvenne a Parigi il 28 gennaio 1830, con l’opéra-comique:

Fra Diavolo, ou L’Hôtellerie de Terracine

musica di Daniel-François-Esprit Auber e libretto di Eugène Scribe.

L’opera non voleva raccontare fedelmente la biografia di Michele Pezza.

Scribe trasformò la vicenda in un perfetto meccanismo teatrale: travestimenti, denaro nascosto, differenze sociali, seduzione, soldati, domestici, equivoci e riconoscimenti finali.

Auber aggiunse una musica melodica, ritmicamente efficace e particolarmente adatta all’azione scenica. Il brigante storico diventava così un personaggio internazionale dello spettacolo.

Dal teatro al cinema

Quando Hollywood arrivò a Fra Diavolo, il personaggio era quindi già conosciuto da oltre un secolo.

Nel 1933 gli Hal Roach Studios, con distribuzione MGM, realizzarono The Devil’s Brother, conosciuto in Europa anche come Fra Diavolo.

Protagonisti comici erano Stan Laurel e Oliver Hardy, cioè Stanlio e Ollio.

La scelta non fu casuale.

L’operetta offriva un intreccio già collaudato, musica conosciuta, personaggi seri capaci di sostenere la storia e soprattutto servi, equivoci e situazioni perfettamente adattabili alla comicità fisica della coppia.

La musica diventava inoltre uno strumento ideale per accompagnare il loro modo di costruire la gag: ritmo, ripetizione, attesa, movimento e improvvisa rottura dell’azione.

Due mondi che si incontrano

Nel film convivono due universi.

Da una parte resta il brigante romantico, elegante e musicalmente credibile.

Dall’altra arrivano Stanlio e Ollio, che riportano continuamente tutto verso il corpo, la fame, la paura, l’errore e la goffaggine.

È proprio questo contrasto a creare parte della forza comica del film.

Dal brigante reale alla cultura di massa

Il percorso diventa allora molto interessante:

Michele Pezza → Fra Diavolo → opera di Auber → teatro internazionale → cinema sonoro → Stanlio e Ollio.

Ma non dobbiamo confondere questi livelli.

Fra Diavolo non deriva dal brigantaggio postunitario e Fenestrelle non deriva dall’opera. Le diverse vicende comunicano attraverso qualcosa di più ampio: la costruzione culturale della figura del brigante.

La storia reale è complessa.

La cultura popolare, invece, spesso semplifica quella complessità per trasformarla in racconto, musica, leggenda e spettacolo.

Ed è forse proprio questo il punto più interessante: capire come un uomo realmente vissuto possa attraversare due secoli e trasformarsi da combattente politico in personaggio teatrale e infine in compagno di scena di Stanlio e Ollio.

Clemente Ernesto De Martino
Musicista, compositore e saggista

Francesco Barresi
Critico musicale e studioso della cultura jazz

Viva Nigra – La Voce dell’Italia

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