Briganti si diventa: Quaderno 15- Il potere senza firma: le donne segrete del Risorgimento
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Nell’Ottocento una donna non poteva intraprendere una normale carriera diplomatica.
Eppure poteva trovarsi molto vicino al luogo in cui una decisione politica nasceva.
È uno dei grandi paradossi del Risorgimento: essere escluse formalmente dal potere non significava necessariamente essere escluse dalla sua influenza.
La diplomazia non viveva soltanto nelle ambasciate
La politica internazionale passava certamente attraverso ministeri, ambasciate e congressi.
Ma esisteva un secondo mondo.
Salotti.
Ricevimenti.
Teatri.
Lettere private.
Amicizie.
Musica.
Relazioni sentimentali.
Reputazione.
Erano luoghi nei quali informazioni e persone potevano incontrarsi prima che una decisione diventasse ufficiale.
Ed è proprio in questo territorio che alcune donne riuscirono a esercitare una forma particolare di potere.
Virginia Oldoini: Cavour la mandò davvero a Parigi
La storia della contessa di Castiglione, Virginia Oldoini, è stata circondata da così tante leggende da rendere difficile distinguere il romanzo dalla storia.
Ma un punto è documentato.
Nel 1855 Cavour cercava di rafforzare i rapporti con la Francia di Napoleone III.
Virginia arrivò a Parigi il 25 dicembre e nei primi mesi del 1856 fu introdotta a corte.
Il 21 febbraio 1856 Cavour scrisse di averla “arruolata nelle file della diplomazia”.
Quindi la missione esistette realmente.
Diverso è sostenere che Virginia abbia determinato l’alleanza franco-piemontese.
Le fonti più prudenti non permettono di attribuirle un simile potere.
Avere accesso all’imperatore non significava controllarne le decisioni.
Ed è proprio questa distinzione a rendere la sua storia ancora più interessante.
Costantino Nigra e Virginia: lettere, sentimenti e politica
Qui entra in scena Costantino Nigra.
Nigra apparteneva contemporaneamente a due mondi.
Era un diplomatico professionista, vicino a Cavour e coinvolto nei rapporti con Napoleone III.
Ma conosceva profondamente anche salotti, corti e relazioni personali.
Con Virginia ebbe un rapporto di amicizia e una relazione sentimentale protrattasi oltre gli anni della missione parigina.
Il loro carteggio costituisce quindi una testimonianza preziosa della zona nella quale vita privata e diplomazia potevano incontrarsi.
L’Album Nigra: quando l’immagine diventa potere
Virginia consegnò a Nigra anche qualcosa di straordinario: quello che oggi conosciamo come Album Nigra.
È conservato presso il Museo Nazionale del Risorgimento Italiano di Torino e contiene fotografie realizzate a Parigi tra il 1856 e il 1857.
Virginia costruiva attentamente pose, abiti, travestimenti e scenografie.
Non possedeva un ministero.
Possedeva un’immagine.
E aveva compreso quanto quell’immagine potesse produrre attenzione, riconoscibilità e accesso negli ambienti dell’élite europea.
In qualche modo aveva intuito, più di un secolo prima dei social network, che anche la rappresentazione di sé poteva diventare capitale sociale.
Anastasie de Circourt: il potere di decidere chi entra nella stanza
Esiste però un’altra donna che permette di comprendere una forma di influenza molto diversa dalla seduzione.
Anastasie de Circourt.
Nel 1894 Nigra pubblicò addirittura un volume dedicato alla corrispondenza tra Cavour e la contessa.
La Circourt apparteneva alla grande tradizione europea delle salonnières.
Nel suo salotto potevano incontrarsi politici, diplomatici, aristocratici e intellettuali.
Il suo potere non consisteva nel firmare un trattato.
Consisteva nel rendere possibile una conversazione.
Non emanava ordini.
Ma poteva contribuire a stabilire chi entrava nella stanza.
Marcello: quando l’arte apre le porte della società
Una terza storia è quella di Adèle d’Affry, duchessa Colonna, conosciuta artisticamente con lo pseudonimo maschile di Marcello.
Era scultrice e frequentava la corte di Napoleone III e dell’imperatrice Eugenia.
Il suo studio diventò luogo d’incontro della società parigina.
Non abbiamo prove di una missione politica paragonabile a quella affidata alla Castiglione.
Il suo potere apparteneva a un altro territorio: arte, reputazione e relazioni sociali.
Tre donne, quindi.
Tre forme differenti di influenza.
Virginia: accesso personale al sovrano.
Circourt: reti e conversazioni.
Marcello: cultura, arte e presenza sociale.
Un’Italia che ascoltava più di quanto leggesse
C’è un altro elemento fondamentale.
Nel 1861 circa tre persone su quattro, fra quelle di almeno sei anni, non sapevano leggere.
La costruzione dell’immaginario nazionale non poteva quindi passare soltanto attraverso libri e giornali.
L’Italia doveva essere anche ascoltata, raccontata, cantata e rappresentata.
Musica, teatro, immagini, processioni e racconti potevano raggiungere persone alle quali un articolo politico non sarebbe mai arrivato direttamente.
Quanto potere aveva davvero una donna?
Probabilmente dobbiamo abbandonare due immagini opposte.
La prima è quella della donna ottocentesca completamente irrilevante perché esclusa dalla politica.
La seconda è quella romantica della femme fatale capace, attraverso la propria bellezza, di decidere guerre e alleanze.
La realtà appare molto più complessa.
Una donna dell’élite poteva avere pochissimo potere sulla decisione finale e contemporaneamente esercitare un’influenza significativa sull’accesso alle persone, sulla reputazione, sulle conversazioni e sulla circolazione delle informazioni.
Il potere senza firma
Forse questa è la definizione più efficace.
Era un potere senza firma e senza uniforme.
Non compariva necessariamente nei trattati.
Bisogna cercarlo nelle lettere.
Nei salotti.
Nei palchi dei teatri.
Nelle fotografie.
Nelle amicizie.
Nelle conversazioni che avvenivano prima che qualcuno entrasse in un ministero e firmasse un documento.
La stessa società che negava alle donne la piena cittadinanza politica riconosceva infatti enorme importanza alla capacità di conversare, creare fiducia, ricevere, costruire relazioni e governare gli spazi privati.
Virginia Oldoini, Anastasie de Circourt e Marcello non furono ministre degli Esteri.
Definirle semplicemente “diplomatiche segrete” sarebbe altrettanto inesatto.
Furono qualcosa di storicamente più interessante:
attrici della diplomazia informale.
Per comprendere il loro potere dobbiamo smettere per un momento di osservare soltanto gli uomini che firmarono i trattati.
E guardare anche chi era presente nelle stanze, nei salotti, nei teatri e nelle relazioni umane che precedettero quelle firme.
Di Clemente Ernesto De Martino e Francesco Barresi
Articolo tratto dallo studio “Le donne che fecero diplomazia senza essere diplomatiche. Il potere dove non c’era una carica”
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